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Fontana del Tritone


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Fontana del Tritone (Triton Fountain) is a seventeenth-century fountain in Rome, by the Baroque sculptor Gian Lorenzo Bernini. Commissioned by his patron, Pope Urban VIII, the fountain is located in the Piazza Barberini, near the entrance to the Palazzo Barberini (which now houses the Galleria Nazionale d’Arte Antica) that Bernini helped to design and construct for the Barberini, Urban’s family.[1] This fountain should be distinguished from the nearby Fontana dei Tritoni (Fountain of the Tritons) by Carlo Francesco Bizzaccheri in Piazza Bocca della Verità which features two Tritons.

The fountain was executed in travertine in 1642–43. At its centre rises a larger than lifesize muscular Triton, a minor sea god of ancient Greco-Roman legend, depicted as a merman kneeling on the sum of four dolphin tailfins. His head is thrown back and his arms raise a conch to his lips; from it a jet of water spurts, formerly rising dramatically higher than it does today. The fountain has a base of four dolphins[2] that entwine the papal tiara with crossed keys and the heraldic Barberini bees in their scaly tails.[3]

The Tritone, the first of Bernini’s free-standing urban fountains, was erected to provide water from the Acqua Felice aqueduct which Urban had restored, in a dramatic celebration. It was Bernini’s last major commission from his great patron who died in 1644. At the Triton Fountain, Urban and Bernini brought the idea of a sculptural fountain, familiar from villa gardens, decisively to a public urban setting for the first time; previous public fountains in the city of Rome had been passive basins for the reception of public water.

Bernini has represented the triton to illustrate the triumphant passage from Ovid‘s Metamorphoses book I, evoking godlike control over the waters and describing the draining away of the Universal Deluge. The passage that Urban set Bernini to illustrate, was well known to all literate Roman contemporaries:

Already Triton, at his call, appears
Above the waves; a Tyrian robe he wears;
And in his hand a crooked trumpet bears.
The sovereign bids him peaceful sounds inspire,
And give the waves the signal to retire.
His writhen shell he takes; whose narrow vent
Grows by degrees into a large extent,
Then gives it breath; the blast with doubling sound,
Runs the wide circuit of the world around:
The sun first heard it, in his early east,
And met the rattling ecchos in the west.
The waters, list’ning to the trumpet’s roar,
Obey the summons, and forsake the shore.

—free translation by Sir Samuel Garth, John Dryden, et al..

Two finished terracotta bozzetti at the Detroit Institute of Arts,[4] securely attributed to Bernini, reflect his exploration of the fountain’s themes of the intertwined upended dolphins and the muscular, scaly-tailed Triton.

The Triton Fountain is one of those evoked in Ottorino Respighi‘s Fontane di Roma. The legend applied to Trevi Fountain has been extended to this: that any visitor who throws a coin into the water (while facing away from the fountain) will have guaranteed their return to Rome.

The setting of the Piazza Barberini has changed significantly since the seventeenth century. Engravings of the time and photographs from the nineteenth century show much lower buildings around the piazza, which would have made the fountain much more dramatic. However, it is a tribute to the artistic judgement of Bernini that even now, with tall buildings around the traffic-ridden piazza, that the Triton Fountain can still maintain a dramatic presence.


La fontana del Tritone si trova a Roma in piazza Barberini. È opera di Gian Lorenzo Bernini, a cui fu commissionata dal papa Urbano VIII Barberini, nell’ambito dei lavori complessivi di sistemazione del palazzo che il pontefice si era fatto costruire nel 1625 e della piazza su cui questo si affacciava.

La realizzazione, nel 1610, del nuovo acquedotto dell’”Acqua Paola” non aveva fatto passare in secondo piano i due costruiti qualche anno prima (l’”Acqua Vergine” nel 1570 e l’“Acqua Felice” nel 1587), e la possibilità di erigere altre fontane sulle loro diramazioni che intanto venivano costruite per una distribuzione idrica più capillare sull’intera città. Approfittando del fatto che un ramo secondario dell’“Acqua Felice” era stato fatto passare nelle immediate vicinanze, nel 1642 il pontefice pensò di sfruttarlo per una fontana che, oltre al decoro della piazza antistante il suo palazzo, servisse anche di pubblica utilità.

La fontana fu realizzata tra il 1642 e il 1643, in contemporanea con la conclusione dei lavori di edificazione del palazzo.

Costruita interamente in travertino, rappresenta un Tritone – figura mitologica legata all’acqua -, dal tronco possente e le gambe coperte di squame, inginocchiato su una grande conchiglia bivalve aperta, sorretta da quattro delfini, nell’atto di soffiare in una conchiglia, da cui zampilla l’acqua che, sgocciolando dalle scanalature della conchiglia, si raccoglie in un ampio cerchio (soggetto alle mutazioni del vento) in una vasca bassa (che consente dunque un’ampia visione dell’acqua e dell’insieme) dai contorni marcatamente mistilinei. I delfini hanno le bocche aperte a pelo d’acqua ed i corpi sollevati, con le code che si incrociano a formare una sorta di piedistallo su cui poggia la conchiglia. Tra le code sono sistemate le chiavi e lo stemma pontificio, con le api araldiche dei Barberini.

Secondo la mitologia, il Tritone soffia in una conchiglia per agitare le onde e provocare una tempesta, oppure per ottenere un suono dolce in grado di calmare il mare.

Al di là della perfezione tecnica, dell’armonia compositiva e del gusto artistico, che fanno della fontana del Tritone una delle più belle e più visitate di Roma[1], e pur riconoscendo che l’autore si è certamente ispirato a lavori anche di altri noti “fontanieri”, una caratteristica innovativa dell’opera, che il Bernini utilizzò per la prima volta, e poi sfruttò di nuovo in seguito con successo nonostante le molte critiche, fu la base cava del gruppo scultoreo principale. Contrariamente a quanto sempre realizzato fino ad allora, il gruppo centrale non poggiava infatti su un balaustro o un pilastro centrale, ma su una struttura (nello specifico, le code dei delfini) che lasciava un vuoto al centro.

Le colonnine e le inferriate che circondano la fontana, creando una stretta zona di rispetto, risalgono al XIX secolo, quando la piazza iniziava ad essere soggetta ad un intenso traffico.

Era anche nota come “fontana del Tritone sonante” a causa del sibilo emesso dall’altissimo zampillo che un tempo fuoriusciva dalla conchiglia.

L’area intorno alla fontana era, fino a tutto il XVIII secolo, tristemente nota per essere il punto di esposizione e poi di partenza della carretta che attraversava Roma trasportando quei cadaveri di sconosciuti che venivano ritrovati nelle campagne intorno alla città, nella speranza che, nel tragitto, qualcuno potesse identificare il defunto[2]. Ma era anche il luogo di partenza della processione del “Trionfo delle Fragole”, la festa di stile “campagnolo” che veniva celebrata il 13 giugno[3].

La fontana è stata sottoposta a diversi interventi di conservazione e restauro, gli ultimi dei quali risalenti al 19871988, seguiti da quello del 1990, poi nel 19911992 e nel 1998. Particolarmente curioso l’effetto del restauro del 1932: dopo aver tolto i circa 12 cm di incrostazioni che il tempo aveva depositato sulla fontana, questa apparve talmente diversa da com’era prima dell’intervento che fu scatenata una campagna di stampa in favore del ripristino della fontana originale che, si sosteneva, doveva essere stata sostituita con una copia[3].

Il restauro più recente si è concluso nel novembre 2013. Il restauro, nel dettaglio, prevedeva la disinfezione della superficie e la rimozione delle particelle biologiche e calcare. L’intervento ha eliminato gran parte delle macchie e del muschio, riportando il travertino alla sua coloritura originale. La totale abrasione dei segni del tempo sul travertino ha generato polemiche sulla correttezza metodologica dell’intervento.

  • A Norimberga, nella Maxplatz, esiste una copia della fontana del Tritone, anche se di valore artistico decisamente inferiore: la “Tritonbrunnen”. A Olomouc, nella Repubblica Ceca, esiste una fontana ispirata da quella di Bernini, in Piazza della Repubblica.

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